L'intervista

Come un grande gruppo di autoconcessionarie riparte dopo il lockdown

Autotorino è la prima realtà italiana ad entrare nel novero dei 50 maggiori dealers europei.

Come un grande gruppo di autoconcessionarie riparte dopo il lockdown
10 Maggio 2020 ore 21:05

Dopo il lungo lockdown, le 51 filiali di Autotorino distribuite tra Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Friuli hanno alzato le saracinesche lunedì scorso.

“Al momento stanno lavorando circa 800 dei 1.600 collaboratori – ha esordito Plinio Vanini, presidente del Gruppo Autotorino – In questi due mesi di chiusura abbiamo tenuto parzialmente aperte le officine per l’assistenza e i casi di emergenza, ma soprattutto abbiamo adottato tutti i nuovi protocolli per mettere in sicurezza collaboratori e clienti. Sanificato i locali, mettendo a disposizione tutti i dispositivi necessari”.

Le autoconcessionarie dopo il lockdown

Autotorino è un’azienda molto innovativa, tecnologica e attraverso il digital ha sempre tenuto un minimo di contatto con la propria clientela.

Come è stata la riapertura che vi ha permesso di tornare ad avere un contatto de visu?

“I volumi di vendita della prima settimana parlano di 250 auto, tra nuove ed usato. Stiamo viaggiando a un quarto delle nostre potenzialità visto che mediamente vendiamo 4.000 auto al mese. Siamo operativi anche nel post vendita, in officina, nell’assistenza, ma con un organico del 50%. Mentre la restante parte è in Cassa integrazione”.

Nei due mesi di stop quali volumi avete fatto attraverso i canali digitali?

“Abbiamo venduto 700/800 auto, cioè il 10% del normale. Abbiamo costruito un percorso digitale interessante che permette al cliente di scegliere e personalizzare la sua auto, ordinarla e attendere la consegna al proprio domicilio. Poi se deve permutare la vecchia auto deve rivolgersi a un notaio o a un’agenzia specializzata: sono tempi e aspetti burocratici che non si possono più sopportare e forse sarebbe utile trasferire queste incombenze direttamente alle concessionarie”.

Quali sono le sue previsioni per il settore dell’automotive in Italia, che l’anno scorso ha sfiorato i due milioni di auto vendute?

“Il numero si riferisce alle auto targate, ma non corrisponde al mercato reale. Si ricorre troppo alla politica del “km zero” per sostenere il mercato finanziario, ma poi le auto restano sui piazzali delle concessionarie. Quest’anno ci sarà un calo vistoso. Le stime dicono che si venderanno 1,1/1,2 milioni di auto, ma rischia di essere un gioco di prestigio”.

Perché?

“La stragrande maggioranza degli studi di settore non ha mai azzeccato le vere esigenze del mercato, portando spesso fuori rotta la pianificazione produttiva”.

E quali sono le previsioni per Autotorino?

“Nel 2019 abbiamo venduto 51.000 auto, con un rapporto paritetico tra nuovo e usato. Non voglio dare numeri, ma dire semplicemente che non ci manca la grinta e la determinazione per affrontare il mercato. Ma se l’economia non riparte, se non torneremo alla normalità, tutti faremo fatica”.

Soddisfatto dei provvedimenti adottati dal Governo?

“L’accesso alla liquidità non mi pare semplice, molte imprese faticano ad avere credito e poi i soldi bisogna restituirli in tempi relativamente rapidi, ma come fai se manca il lavoro? Vedo troppi provvedimenti assistenziali, reddito di emergenza, reddito di cittadinanza, e poca attenzione a sostenere le imprese che sono quelle che creano occupazione, pagano le tasse e distribuiscono ricchezza. E adesso ci stiamo persino occupando di garantire un reddito ai lavoratori in nero…”.

Quali sono le esigenze dell’automotive?

“Al Governo chiediamo incentivi per rinnovare il parco auto di 16 milioni di italiani in possesso di mezzi vecchi e inquinanti, che costituiscono l’80% dell’inquinamento automobilistico, anche se in questi due mesi di lockdown abbiamo scoperto che l’automotive non è il maggior responsabile. Questa pandemia cambierà il nostro modo di vivere: spero daremo meno importanza alla finanza e più al lavoro vero, spero in una maggiore responsabilità da parte di tutti e in una riscoperta al sano orgoglio in cui ognuno di noi porterà il suo contributo positivo alla crescita del bene comune ”.

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