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I famosi 21 indicatori con cui vengono decise le zone rosse

Potranno esserci nuove variazioni, al massimo tra 14 giorni.

I famosi 21 indicatori con cui vengono decise le zone rosse
Glocal news 05 Novembre 2020 ore 16:24

Conferenza stampa in diretta streaming, dalle 16 di oggi, giovedì 5 novembre 2020, per illustrare gli indicatori che hanno portato alla definizione delle tre aree di rischio previste nell’ordinanza del 4 novembre 2020, legata al Dpcm 3 novembre 2020.

Con quale criterio sono state decise le zone rosse?

A illustrare l’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia (DM 30 aprile 2020), il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, che illustrano gli indicatori che hanno portato all’ordinanza del 4 novembre 2020.

Piemonte e Lombardia mai citate direttamente

Una materia delicata, dato che in particolare i governatori di Piemonte e Lombardia, Alberto Cirio e Attilio Fontana, hanno entrambi contestato la decisione del Governo: se il primo ha dichiarato di non aver capito, dopo una notte insonne, perché la sua regione fosse diventata “rossa”, il secondo ha addirittura accusato il Ministro Speranza di aver utilizzato dati vecchi e ormai superati.

Ma di entrambe le regioni, durante la diretta non è stato fatto alcun cenno, non si sa se volontariamente, ma è possibile, presumibilmente per non coinvolgere i due tecnici in una polemica prettamente politica. Riguardo alla Lombardia, i relatori hanno solo parlato della gravità della situazione utilizzando il termine “evidente”, ma ad ogni modo, anche se non citati esplicitamente, Fontana e Cirio sono parsi come i destinatari principali di molte parti della conferenza stampa, in cui è stato ribadito più volte che tutte le scelte fatte sulla base delle previsioni di rischio erano ben note ai presidenti di tutte le regioni.

“Analisi dei rischi e misure di contenimento già note da 24 settimane”

La definizione dei rischi e della velocità di trasmissione, così come delle misure d’azione per ridurre o ammorbidire la curva dell’epidemia, esistono, sono ben note a tutte le Regioni e sono state condivise dalla Cabina di regia già da 24 settimane. E’ quanto emerge dalla Conferenza stampa di giovedì 5 novembre 2020 nel corso della quale hanno preso parola il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza.

“E’ molto importante fare chiarezza per capire i processi  basati su indicatori oggettivi – ha dichiarato il Direttore Generale Gianni Rezza – Tutto è migliorabile, certo, ma le i fattori e gli indicatori che poi portano a scelte anche dolorose, vanno letti in modo completo”.

Sono molti i fattori utilizzati per analizzare il fenomeneno pandemico. Tra tutti, ovviamente, spicca per “fama” l’ormai noto Rt che indica quanto l’infezione “corra” tra la popolazione. Ma in totale sono 21 gli indicatori che, messi insieme, descrivono la situazione generale e delineano anche le misure da attuare per contrastare l’espansione dei contagi.

“Gli indicatori si possono dividere in macro-categorie – ha spiegato Il Presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro – Ci sono quelli di processo che descrivono quanto il sistema riesca a fornire informazioni e dati completi utili per l’analisi del fenomeno. Se una regione, per esempio, non riesce a fornire informazioni complete sui contagiati, sulla rete di contatti, se salta questo strumento perché ci sono troppi contagi, allora questo indicatore è sintomo di un alto rischio. E di questo si deve tenere conto per definire le azioni da prendere. Poi ci sono gli indicatori di esito, come Rt, che ci dice quanto il virus può infettare”.

Con quale criterio sono state decise le zone rosse? Lo spiega il Ministero

Silvio Brusaferro

Lo strano caso di Campania e Calabria

Ovviamente a tenere banco nell’ambito della conferenza stampa è stato anche il caso di due regioni in particolare, la Campania e la Calabria. Per molti, infatti, l’aver inserito la Campania in zona gialla è stata una scelta criticabile. Mentre la decisione di definire la Calabria come zona rossa è risultata una sorpresa inaspettata.

“Si deve sempre fare riferimento agli indicatori di processo che, tra le altre cose, descrivono la capacità di resilienza del sistema sanitario – ha continuato Rezza – Se una regione non riesce a compilare i dati dei cari segnalati, come la Valle d’Aosta, si tende a sottostimare e l’Rt che si rileva non è affidabile. E occorre intervenire in fretta. Perché l’Rt è predittivo del fenomeno, indica il trend delle settimane successive. Sulla Lombardia tutti sappiamo che la situazione sia particolarmente critica. Per quanto riguarda la Calabria la situazione è molto delicata: l’Rt è molto alto e questo ci dice che nelle prossime settimane i casi aumenteranno molto. E c’è anche una sofferenza del sistema sanitario. Se l’indice di occupazione dei posti letti e delle terapie intensive è sopra il 50 per cento, e magari non si riescono a contenere focolari, e poi non si può più tracciare, allora il rischio è molto alto“.

Per la Campania il caso è ovviamente diverso.

“In Campania l’indice Rt è più basso che in altre regioni – ha chiarito – Ci sono molti casi, come in tutta Italia, perché la trasmissione è aumentata nelle scorse settimane. Ma poi si è stabilizzata anche se su numeri alti, ma non sta crescendo in moto netto. C’è sofferenza. Ma forse gli interventi adottati con ordinanze regionali, oltre a quelle nazionali, potrebbero aver avuto un effetto sulla trasmissione”.

Di fronte alle dichiarazioni di alcuni presidenti di regioni, davanti alla sorpresa di alcune fasce di popolazione, il punto di vista della Cabina di regia è molto chiara.

“La definizione dei rischi e la strategia di contenimento sono due aspetti studiati e condivisi con tutti gli Enti coinvolti – ha affermato Brusaferro – Dall’inizio della pandemia abbiamo agito per fasi. Prima abbiamo modellato la curva, poi siamo entrati in un momento decrescente. Ora siamo qui in fase di rimodulazione per controllare la curva e riportarla a una velocità controllabile per affrontare i prossimi mesi. Ci sono diversi strumenti che aiutano a definire le strategie per affrontare il rischio: prima di tutto la Cabina di regia che si avvale dell’Istituto superiore di Sanità per elaborare la valutazione del rischio settimanale. Questo ci indica come si “viaggia”: il flusso di indicatori e di analisi, però, è iniziato 24 settimane fa ed è sempre stato condiviso. Anche perché nella Cabina ci sono tre rappresentanti della conferenza Stato regioni. A partire dal 4 maggio questi indicatori era ben noto che a ottobre ci sarebbe stato un passaggio di fase”.

I famosi 21 indicatori

I 21 indicatori sono i parametri presi in considerazione dal Governo per la suddivisione tra zone rosse, arancioni e gialle, che sarà operativa da venerdì 6 novembre 2020. E quelli secondo cui potranno esserci nuove variazioni, al massimo tra 14 giorni.

Zone rosse, arancioni e gialle: ecco i 21 indicatori
Il monitoraggio prevede tre macro aree. La prima riguarda gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio:

1 – Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

2 – Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

3 – Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

4 – Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

5 – Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie

6 – Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata

Indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti:

7 – Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.

8 – Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.

9 – Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).

10 – Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng.

11 – Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.

12 – Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.

Indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari:

13 – Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.

14 – Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).

15 – Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella Covid-net per settimana

16 – Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid-19 per giorno.

17 – Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).

18 – Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.

19 – Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici
riconducibili a Covid-19 (opzionale).

20 – Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti Covid-19.

21 – Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.

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