Uomini e donne

Covid, pari opportunità e differenze di genere

Differente propensione al contagio in base al genere e la diffusione dello smartworking per garantire le pari opportunità, è quanto sottolinea l'Onorevole Fabiola Bologna

Covid, pari opportunità e differenze di genere
09 Giugno 2020 ore 08:24

L’emergenza Coronavirus ha messo in luce nuove prospettive anche sui temi delle differenze tra uomini e donne. Sia nel campo della scienza, ma anche nell’ambito lavorativo e delle pari opportunità. Fa notare l’Onorevole Fabiola Bologna, rappresentante del Gruppo Misto alla Camera.

Differenze di genere e Covid

“Per quanto riguarda l’aspetto scientifico: i dati raccolti fino ad oggi evidenziano differenze tra uomini e donne nella manifestazione clinica e nella risposta al Covid 19” afferma la deputata.

Sono state proposte alcune ipotesi. Una maggiore tendenza degli uomini al tabagismo, che sembra un fattore di rischio per contrarre l’infezione e sviluppare un quadro clinico più grave. Una più spiccata attitudine delle donne all’igiene personale, ed una risposta immunitaria più pronta ed efficace.

“Il virus responsabile del COVID-19 penetra nelle nostre cellule legandosi a un recettore chiamato ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2). Quando il virus si lega ad ACE2 ed entra nella cellula, fa diminuire la sua espressione e lo sottrae allo svolgimento della sua funzione protettiva. Nelle donne in età fertile gli estrogeni sono in grado di aumentare la presenza del recettore ACE2 facendo sì che questo enzima, anche dopo l’infezione, riesca a svolgere la sua funzione di protezione, in particolare dei polmoni. Viceversa, gli ormoni androgeni sembra svolgano un ruolo opposto”.

Predisposizioni genetiche

Inoltre sembra che porzioni cromosomiche della seconda X delle donne, che sfuggono l’inattivazione e i geni presenti in queste zone, possano essere sovra espressi nelle donne e codifichino l’ACE2.

“Sarà comunque necessario effettuare studi specifici, anche retrospettivi. Per valutare il ruolo degli ormoni sessuali e il ruolo dei geni che sfuggono all’inattivazione dei 2 cromosomi X, e per capire meglio le differenze di genere riscontrate. ll Ministro delle Salute Speranza ha affidato le deleghe sulla applicazione e diffusione della medicina di genere alla sottosegretaria Zampa e io stessa collaborerò a livello parlamentare. Affinchè il nostro piano nazionale per la medicina di genere possa essere conosciuto e diffuso a livello europeo e internazionale” spiega la Bologna.

Smart working e pari opportunità

Per quanto riguarda l’aspetto socio economico in questi mesi sono emerse le opportunità offerte dallo smart working. Una modalità di lavoro ancora poco diffusa in Italia, ma provvidenziale durante l’emergenza, che ha coinvolto 8 milioni di lavoratori. I dati Eurostat evidenziano che a livello europeo le donne dipendenti che hanno la possibilità di lavorare da casa sono in media una su otto (il 12,1%). Ma mentre nei Paesi del Nord Europa lo smart working è una realtà per una lavoratrice su quattro, in Italia si registra la percentuale più bassa. Con una quota di smart worker donne dipendenti di appena il 2,2% del totale.

“Uno strumento come lo smart working e la sua applicabilità sono fortemente correlati alla tipologia di lavoro svolto. Una maggiore diffusione di questo strumento potrebbe essere possibile e per tanti versi auspicabile” continua l’Onorevole.

Come garantire le pari opportunità

Alcune recenti indagini hanno mostrato come per gli uomini il lavoro agile è indifferente al lavoro tradizionale o più stimolante, mentre per le donne è più pesante e complicato.

“Lo smart working, come definito dalla legge 81/2017 consentirebbe da una parte di lavorare da casa negli orari prescritti dall’azienda, dall’altra di lavorare in modo “flessibile”. Cioè scegliendo con l’azienda orari, luoghi e tecnologie per gestire i tempi e gli spazi dedicati al lavoro, definendo gli obiettivi che consentono la valorizzazione dei talenti e gli avanzamenti di carriera. Permettendo di concedere tempi e spazi alla famiglia e a se stessi. Con uno slancio culturale si potrebbero ridistribuire e semplificare i carichi familiari e uscire dal modello “mediterraneo”, con le donne che si fanno carico dell’80% del lavoro e della cura”.

In molte situazioni lo smart working potrà essere vantaggioso sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori, donne e uomini. Anche dopo l’emergenza:

“Consentendo di decongestionare il traffico, e ridurre i tempi impiegati per raggiungere la sede lavorativa, favorendo la tutela dell’ambiente e della salute. Accelerando il processo di parità di genere tra donne e uomini, riequilibrando i ruoli professionali e condividendo i ruoli domestici. Abbiamo quindi la possibilità di trasformare questa emergenza in una opportunità di progresso scientifico e sociale” conclude la Bologna.

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