Turismo ai tempi del Covid

Fiavet e Federalberghi unite: “Servono aiuti concreti”

Parlano Luigi Maderna per l’associazione che raggruppa quasi 2 mila agenzie di viaggio, e Fabio Primerano, che rappresenta 4 mila strutture che occupano 100 mila dipendenti.

Fiavet e Federalberghi unite: “Servono aiuti concreti”
07 Maggio 2020 ore 08:30

Il Manifesto del turismo ha smosso le acque e ha fatto comprendere che la vivace, ma frammentata filiera, che contribuisce al 13% del Pil italiano, è strategica per il futuro del Paese. Ma secondo Fiavet e Federalberghi non basta.

Il commento di Fiavet Lombardia

Luigi Maderna, 83 anni portati straordinariamente bene, pioniere dei viaggi organizzati, presidente di Fiavet Lombardia, l’associazione che raggruppa quasi 2 mila agenzie di viaggio dove lavorano quasi 10 mila collaboratori, è  preoccupato:

«Le nostre imprese non vedono la luce in fondo al tunnel, non sanno quando potranno riaprire e quando inizieranno a lavorare. Certo, la cassa integrazione in deroga ci permette di non perdere il personale; fattore determinante perché abbiamo collaboratori preparati, esperti, formati, un patrimonio difficile da ricostruire. Ma adesso servono interventi robusti se vogliamo difendere il turismo».

Le parole di Federalberghi

La frammentazione non ha favorito il dialogo con il Governo. Lo riconosce con lucidità Fabio Primerano, presidente di Federalberghi Lombardia, che associa 4 mila strutture che occupano 100 mila dipendenti, oltre a un indotto considerevole che opera nei comparti di pulizie, lavanderie, manutenzione, food.

«Scontiamo una debolezza legata alla frammentazione e alla mancanza di una comunicazione integrata. Questo non ci ha permesso di far capire l’importanza che abbiamo nel concorrere al 13% del Pil. Adesso il Governo pensa che tutto possa essere risolto con il turismo di prossimità. Il 50% dei nostri clienti sono italiani mentre il restante stranieri, ma il peso economico è ben diverso perché la clientela internazionale incide per il 70%. Giusto ripartire dal turismo di prossimità, ma nel frattempo bisogna gettare basi solidissime anche per il mercato internazionale. Quello italiano non è sufficiente. Sarebbe un errore strategico imperdonabile».

Perdite per 3 miliardi

Se i vertici di Fiavet sono preoccupati, quelli di Federalberghi non lo sono da meno. Secondo Camerano il lockdown imposto a marzo e aprile ha già fatto perdere 3 miliardi di euro di fatturato alle strutture alberghiere. Come minimo bisognerà pure aggiungere il mese di maggio.

«Quasi quasi ci auguriamo che il Governo non ci faccia riaprire. Se viene a mancare il 70% delle entrate come possiamo vivere? La cassa integrazione ci aiuta a contenere i costi, ma non basta».

Il 50% delle strutture alberghiere lombarde sono in affitto e prevalentemente aziende a conduzione famigliare. Mentre le grandi catene rappresentano il 18% del totale.

Cosa fare?

Maderna sottolinea la scelta lungimirante di FTO del Manifesto per il turismo, che ha visto insieme Nardo Filippetti (Astoi Condindustria Viaggi), Gabriele Burgio (presidente Alpitour e comitato promotore #ripartiamodall’italia), Franco Gattinoni (Gruppo Gattinoni), Stefano Dall’Ara (Robintour Travel Group) e Luca Patanè (Federazione del Turismo Organizzato):

«La gente ha capito meglio chi siamo e  cosa facciamo. Ha compreso la complessità e l’importanza di una filiera fatta di tante piccole imprese e qualche network importante. Ma all’atto pratico non abbiamo ottenuto nulla, CIG esclusa. La politica continua a considerare il turismo il parente povero visto che, essendo senza portafoglio, viene aggregato a quello più importante che, naturalmente, utilizza i suoi fondi prima per i Beni Culturali. Serve un fondo nazionale per sostenere tutto il comparto, anche con il sostegno dell’Europa; servono soldi veri a fondo perduto».

Il governo non ci aiuta

Il giudizio di Primerano nei confronti della politica è chiaro e sferzante.

«Sono basito da quello che leggo e sento. Il ministro Dario Franceschini sembra preoccuparsi più della cultura che del turismo e non vuole neppure chiedere lo stato di crisi del settore. La politica ha recentemente mostrato attenzione solo agli stabilimenti balneari forse per il semplice fatto che sono in concessione demaniale: siccome devono incassare soldi stanno facendo di tutto per farli riaprire. Ma il turismo è una cosa più ampia, più complessa. E tutti gli altri operatori? Alberghi, agenzia di viaggio, tour operator, guide turistiche, società trasporti, ecc. perché non meritano tutti un livello di attenzione e un intervento adeguato?».

L’aiuto di Anci per il turismo

In un quadro così desolante si è accesa una luce grazie a Anci Lombardia, la Casa dei Comuni alla quale fanno riferimento oltre 1.500 Enti locali.

«Mercoledì scorso il presidente Mauro Guerra mi ha scritto per informarmi che è disponibile a valutare insieme a noi operatori proposte per permettere la ripartenza del turismo nelle realtà locali  e a questo proposito ha convocato un tavolo per il 7 maggio – ha aggiunto Primerano – . Vuole capire come i Comuni possono essere utili per dare una mano per fare ripartire il turismo. Un bel segnale».

I voucher vacanze, invece, non sono una soluzione gradita per Federturismo.

«È una presa in giro, una barzelletta. Come potrà usufruirne chi è in Cassa integrazione o non ha pagato le rate del mutuo o ha rinviato le utenze? Forse era meglio dire a chi va in vacanza che quella spesa poteva essere detratta dalle tasse o dalle spese scolastiche. Il rischio è quello di finanziare le attività in nero. Oltre il danno la beffa…».

Le risposte di Fiavet e Federalberghi

Fiavet insiste sui finanziamenti a fondo perduto.

«È l’unica strada per tenere in vita il comparto – ribadisce Maderna – Se non vogliamo far morire le agenzie di viaggio servono soldi a fondo perduto e quindi bisogna costituire un fondo con soldi italiani ed europei. Poi certo serve una proroga della CIG e un ulteriore rinvio delle scadenze fiscali». Una soluzione condivisa anche da Federalberghi. Primerano conclude con tre idee: «Lavorare con i Comuni vista la disponibilità di ANCI; ottenere una riduzione dei costi (locazioni, tasse, Imu…); comunicare alla velocità della luce che l’Italia è un Paese sicuro, che adotta i migliori protocolli di sicurezza e pubblicizzare tutto ciò sui mercati internazionale».

Il paese più bello del mondo merita un sostegno concreto e reale.

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