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Progetto fotografico

Il Covid come non l’avete mai visto: la luce ultravioletta e il lato invisibile della pandemia

Pietro Baroni e Marco Casino hanno scattato delle fotografie che mostrano tracce biologiche in luoghi privati, pubblici e di lavoro a Milano usando la luce multi-spettro.

Il Covid come non l’avete mai visto: la luce ultravioletta e il lato invisibile della pandemia
Glocal news 05 Novembre 2020 ore 11:11
La luce ultravioletta svela il lato invisibile della pandemia

Kitchen of an apartment shared by 4, Bovisasca

Invece di documentare la pandemia in corso con un reportage fotogiornalistico più “tradizionale”, due autori hanno pensato di mostrarla da una prospettiva unica, sfruttando la luce multi-spettro, quella utilizzata dalla Polizia scientifica. L’idea era quella di rivelare con i raggi UV tutte le tracce biologiche invisibili che lasciamo nell’ambiente domestico e non solo: questo anche per far capire dove può andare a finire il virus, in mille posti che nemmeno immaginiamo.

Luce ultravioletta e pandemia

La fotografia che svela l’invisibile. Le immagini che raccontano, più di tante parole, la modernità, i fatti, i fenomeni. La luce che scrive, che incide, che impressiona, che parla della pandemia in corso sotto un punto di vista assolutamente unico, lontano da ogni altra prospettiva, segnando un vero e proprio scarto rispetto ai tantissimi reportage pubblicati.

La luce ultravioletta svela il lato invisibile della pandemia

“Pandemic Stains”

Si chiama “Pandemic Stains” il viaggio fotografico intrapreso da due foto-videografi documentaristi, Pietro Baroni e Marco Casino, due esperti del settore delle immagini con alle spalle carriere decennali. I due si sono affidati a un espediente davvero unico per raccontare, a modo loro, la pandemia da Covid-19. Siamo riusciti a metterci in contatto con i due autori che ci hanno svelato i segreti di questo ambizioso e prezioso lavoro.

Il progetto spiegato dagli autori

Un mondo che sfugge, quello raccontato dai due autori, realtà che ci passano sotto gli occhi ma che restano invisibili. O meglio, restano invisibili solo se non si utilizza la luce corretta.

“Da Aprile 2020, sotto il lockdown milanese per la pandemia dovuta a Covid-19 abbiamo scattato una serie di fotografie utilizzando una luce multi-spettro solitamente in dotazione alla Polizia Scientifica cercando di evidenziare le tracce biologiche e di materiali contenenti fosforo attraverso una tecnica fotografica abbastanza unica nella narrazione di un evento iper-mediatico e documentato come questo”.

L’idea dei due fotografi, ovviamente, è stata fin dall’inizio quella di utilizzare le immagini per produrre un libro. E per farlo si sono appellati alla generosità del popolo del web, avviando una raccolta fondi finalizzata, appunto, alla pubblicazione.

La luce ultravioletta svela il lato invisibile della pandemia

“Lo scopo è  di pubblicare con il vostro aiuto un libro contenente una selezione larga degli scatti prodotti durante il lockdown fino alle riaperture del 4 giugno. Il volume è curato dalla graphic designer Roberta Donatini e stampato con la sponsorizzazione tecnica di PressPoint Milano. La data di consegna dei libri è prevista per inizio/metà 2021. Spediremo quando saremo pronti, possibile la consegna a mano su Milano”.

Una tecnica rigorosa

Realizzare le fotografie che compongono il progetto Pandemic Stains non è assolutamente da tutti. Serve molto rigore per ottenere il risultato richiesto.

“Il nostro approccio fotografico è stato rigoroso e lento, con l’utilizzo di filtri colorati, treppiede e tempi di esposizione di parecchi secondi. In luoghi aperti e pubblici, chiusi e privati abbiamo raccolto immagini che riguardano la nostra vita quotidiana, con uno sguardo diverso. Di solito, per immedesimarci nelle scene che fotografiamo, cerchiamo di renderci poco visibili, questa volta invece abbiamo la presenza e armamentario simile a quello dei Ghostbusters“.

Gli autori

Pietro Baroni (Milano, 1977) laureato in Scienze Naturali con una tesi sui leoni in Tanzania

“Ho lavorato come guida in Islanda e Marocco, collaborando con numerose riviste, e ho viaggiato in oltre 40 Paesi nel Mondo per ricercare persone e respirare le loro storie. Il passo successivo sono stati la città e il sociale, raccontati attraverso l’essere umano e le sue espressioni. La mia ricerca artistica è orientata alla ricerca del “sé”: come costruire noi stessi nel mondo, nello spazio sociale e naturale che ci circonda. Corpo, identità ed emozioni sono le mie parole chiave. Attualmente lavoro usando fotografia, video, installazioni e mixed media”.

Marco Casino (Caserta, 1986) fotografo e regista cross-mediale specializzato in reportage sociali

“Prediligo l’uso di nuove tecnologie in ambito cross-mediale per raccontare storie che abbiano un linguaggio visivo accattivante e moderno, a cavallo tra la fotografia umanista e la internet culture. Negli anni ho realizzato numerosi progetti a medio e lungo termine in Europa, Africa, Nord e Sud America, e sono stato consulente scientifico per la realizzazione delle prime tre serie del programma televisivo “Master of Photography” prodotto da Sky Arte Italia, Germania e Inghilterra. Dal 2012 sono sponsorizzato e lavoro come media creator per Leica Camera AG. A volte curo grosse campagne di comunicazione e/o pubblicitarie per agenzie e aziende internazionali”.

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