Agitazione sindacale

In corso uno sciopero dei benzinai: fermi sulle autostrade fino alle 22 di giovedì 14 maggio 2020

Figisc-Anisa: "Per denunciare la condizione di emergenza economica e sanitaria nella quale continuano ad essere lasciate le imprese di gestione".

In corso uno sciopero dei benzinai: fermi sulle autostrade fino alle 22 di giovedì 14 maggio 2020
13 Maggio 2020 ore 15:48

A partire dalle 22 di ieri sera, martedì 12 maggio 2020, potreste trovare chiuse le aree di servizio autostradali (raccordi e tangenziali compresi).

Sciopero dei benzinai fino alle 22 di giovedì 14 maggio

La sigla sindacale Figisc-Anisa ha, infatti, proclamato 48 ore di sciopero “per denunciare la condizione di emergenza economica e sanitaria nella quale continuano ad essere lasciate le imprese di gestione”.

L’agitazione durerà fino alle 22 di giovedì 14 maggio 2020, anche se, come sempre quando si parla di questo settore è davvero difficile stimare (quanto registrare) la reale partecipazione da parte dei singoli distributori di benzina.

Agitazione saltata all’ultimo già a fine febbraio

Già martedì 24 marzo 2020, era stato annunciato uno sciopero. Quella volta sempre da Fegica (Federazione Italiana Gestori Carburanti e Affini), Figisc (Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti)/Anisa e in più s’era aggiunta Faib (Federazione Autonoma Italiana Benzinai), stavolta non aderente,

Mercoledì 25 marzo 2020 era stato però in extremis trovato un accordo. Aree di servizio sulle autostrade aperte, l’Esecutivo si era impegnato a intervenire sul compenso dovuto alle concessionarie autostradale e sui pagamenti alle compagnie petrolifere.

I comunicati ufficiali delle due sigle sindacali

Davvero incomprensibile l’atteggiamento indifferente e sordo del Governo, rispetto ad impegni rimasti lettera morta, assunti all’interno di un tavolo negoziale che non si riunisce colpevolmente da oltre un mese.

Non è certo chiudendosi al confronto o sperando che ciascuno – individuo o categoria – se la cavi da sé, con ogni mezzo trovi a sua disposizione, più o meno consentito, che si può contribuire a costruire per il Paese una uscita governata dalla crisi.

Per quel che riguarda la categoria – conclude la nota sindacale – in assenza di un cambiamento di rotta del Governo, la protesta e le chiusure per sciopero sono destinate ad estendersi nelle prossime settimane anche al resto della rete distributiva.

Questo il comunicato sul sito di Figisc-Anisa, che parla anche a nome della sigla sindacale Fegica Cisl, la quale tuttavia sul proprio sito istituzionale riporta solo questa comunicazione:

A partire dalle questa sera alle ore 18.00 (ieri, martedì 12 maggio 2020, ndr), le aree di servizio del Grande Raccordo Anulare di Roma rimarranno chiuse tutte le notti.

Per garantire comunque i servizi minimi essenziali tra le 18.00 e le 7.00 del mattino, saranno presidiate almeno due aree per carreggiata.

La gravissima situazione economica e finanziaria in cui versano le piccole società di gestione, completamente abbandonate per oltre un mese da ANAS e dai sub concessionari, nel doversi fare completamente carico di ogni onere -ivi compreso quello volto a tutelare la salute di lavoratori e clienti- necessario a garantire il pubblico servizio essenziale della distribuzione dei carburanti, l’assistenza agli automobilisti ed il presidio del territorio, non è più sostenibile.

Al solo scopo di strappare qualche altro giorno all’altrimenti inevitabile fallimento e quindi alla chiusura totale del servizio, i Gestori si fanno carico di una turnazione notturna debitamente comunicata con largo anticipo alla stessa ANAS oltreché ad una lunga lista di Istituzioni secondo le loro rispettive competenze: Presidente del Consiglio, Interni, Mise, Mit, Mef, Min.Lavoro, Commissione sciopero.

Interlocutori che non solo hanno preso semplicemente atto senza obiezioni, ma non hanno neanche -potendolo fare- avanzato proposte alternative. Malgrado ciò -denuncia la Fegica Cisl che associa i Gestori delle aree del GRA- i Gestori stanno in queste ore subendo pesantissime pressioni e vere e proprie intimidazioni, già oggetto di protesta formale al Ministro degli Interni e di valutazione circa la sussistenza di elementi che rendano necessario il ricorso alla Procura.

“L’inconcludenza degli ultimi 40 giorni”

Tornando a Figisc-Anisa, sul sito istituzionale anche la lettera che il presidente nazionale Massimo Terzi ha inviato al Governo:

Egregi Ministri, egregi Signori,
nell’imminenza, ormai ad horas, della manifestazione di chiusura per due giorni degli impianti
autostradali di distribuzione carburante, con la presente siamo costretti a esprimere alle SS. LL. i sensi del più vivo rammarico dell’intera categoria per l’esito – ormai chiaramente delineato a distanza di oltre 40 giorni dalla sua attivazione – assolutamente inconcludente del tavolo ministeriale “coordinato” dal MiSE.
Né tale inconcludenza può essere attenuata dal fatto che ci si stia avviando – nonostante tutte le incertezze ancora pendenti – ad una fase di graduale ripresa e che, pertanto, non si stia attraversando ancora la fase più critica dell’emergenza: di fatto la situazione sanitaria continuerà ad essere attenzionata a lungo, mentre si va conclamando un’emergenza economica destinata a produrre vasti danni nel tessuto sociale e materiale del Paese.
Sulla situazione del comparto distributivo dei carburanti, con specifica attinenza al segmento autostradale, nelle ultime sei settimane, sia singolarmente sia con le altre Organizzazioni rappresentative della categoria, le SS.LL. sono state ripetutamente informate sullo stato di (non) avanzamento degli impegni assunti, dal Governo in primis, in tutte le sue articolazioni e competenze coinvolte, dai concessionari delle tratte e dagli affidatari in sub concessione dei servizi, con reiterati solleciti ad intervenire, a fronte di una sempre più evidente assenza di provvedimenti e di condotte coerenti con i medesimi impegni assunti. Informazioni e sollecitazioni rimaste del
tutto inascoltate nella sostanza ed inevase nella forma.
Il bilancio del coinvolgimento di plurimi Ministeri ed Agenzie governative, delle rappresentanze dei concessionari (e, di conseguenza, dei singoli concessionari), di quelle degli affidatari delle sub concessioni (e, di conseguenza, dei singoli affidatari), hanno prodotto sostanzialmente due soli elementi di novità:
– dal governo: una proroga, limitata a tre mesi, del termine di vigenza dell’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi;
– dal comparto: l’erogazione di un forfait economico, limitatamente ai mesi di aprile e maggio, messo a disposizione da aziende petrolifere ed altri affidatari di servizi come contributo forfetario destinato a sostenere oneri non sostenibili a fronte della caduta verticale degli erogati.

Come già in precedenza comunicato a firma unitaria FAIB, FEGICA ed ANISA, tutti gli altri impegni sono stati disattesi:
– disatteso l’asse di intervento per la concessione di risorse a fondo perduto a coprire le perdite registrate nelle vendite in autostrada;
– disatteso l’impegno a fornire le aree e le persone dei dispositivi di protezione sanitaria;
– disatteso l’impegno (o almeno le linee procedurali del’intervento) per la “ridistribuzione” in quota parte ai gestori della rimodulazione delle royalty versate dagli affidatari alle concessionarie; vicenda su cui – dopo condotte dilatorie protrattesi per settimane – si può legittimamente opinare che se “redistribuzione” vi sarà, essa finirà per non riguardare i gestori, ossia la parte della filiera più penalizzata e meno strutturata sul piano economico;
– disatteso, ad oggi, l’intervento sui contributi figurativi;
– disattesa l’interpretazione della norma contenuta del DPR 600/73 in merito alla determinazione del volume d’affari al netto delle accise, per la dilazione dei pagamenti delle imposte sul valore aggiunto et alii.

La totale divaricazione tra impegni assunti dalle Parti e provvedimenti conseguenti è sotto gli occhi di tutti, né un tanto è attenuato dalla prospettiva prima o poi di “uscire dal tunnel” e di fare aggiustare spontaneamente i problemi: di fatto, si sono dilazionati colpevolmente i tempi portando ulteriormente – dopo anni di già strutturale criticità consolidata – verso il default le microimprese di gestione.
A nulla è valso il senso di responsabilità e sacrificio cui la categoria si è conformata nel comparto autostradale già fin dall’ultima parte di febbraio e fino ad oggi: di qui l’inevitabilità di proclamare lo sciopero, nonostante tutto.
Da ora, la categoria che la scrivente, assieme alle Organizzazioni consorelle, rappresenta, assolutamente giunta allo stremo, nel quadro di altre e protratte nel tempo iniziative di protesta, dovrà giocoforza – avendo l’imperativo diritto/dovere civile ed economico di cercare di sopravvivere – trovare soluzioni alternative per pareggiare i conti, a partire dai prezzi di vendita e nonostante i pesanti vincoli contrattuali e commerciali cui soggiace.

Il modo sconcertante in cui è stata condotta questa vicenda, tuttavia, unitamente all’acutizzarsi di una crisi già presente da tempo nel comparto, non potrà che favorire la coltura di una più ampia e profonda disaffezione nei confronti delle istituzioni.
Nel segnalare un tanto alle SS.LL. con il più profondo rammarico, si rimane a disposizione, mentre si porgono distinti saluti

Eni dilazione i pagamenti per andare incontro ai distributori

Sempre dal sito di Figisc-Anisa la notizia rispetto alla decisione del primo operatore italiano, Eni, di dilazionare i pagamenti per andare incontro agli operatori:

La gravissima situazione della rete distributiva dei carburanti è chiaramente intuibile per tutti: le limitazioni alla mobilità delle persone e la sospensione delle attività produttive e dei servizi, che si sono protratte per due mesi, hanno tagliato del 70/75 % i consumi dei carburanti. Il risultato è che la liquidità per acquistare prodotto, ma anche per sostenere i costi fissi è finita. Questa è la esatta situazione che riguarda i benzinai – una categoria già provata in precedenza da vincoli commerciali arcaici e penalizzanti, tali da non consentire competitività sul mercato e giustificazione economica della gestione – in questa fase di graduale ed incerta ripresa, in un contesto generale di perdurante emergenza sanitaria e di dilagante crisi economica, con una perdita certa nel primo semestre di almeno 15 punti di PIL.

In questo quadro dobbiamo registrare nel nostro comparto, con particolare riferimento alla rete delle autostrade, che i gestori sono stati lasciati assolutamente soli da governo e concessionari che – a differenza delle compagnie petrolifere e di alcune aziende affidatarie dei servizi, che hanno messo a disposizioni dei sostegni concreti, per quanto limitati – hanno disatteso ogni impegno in precedenza assunto (ragion per cui si è dovuto proclamare lo sciopero).

Registriamo però anche l’iniziativa, spontaneamente assunta da ENI, in partnership con un importante Istituto Bancario (che valuterà con l’azienda i requisiti delle gestioni per accedervi), di sostenere la crisi di liquidità delle sue gestioni, accordando alle gestioni “una dilazione di pagamento unica e straordinaria di 5 mesi relativa a quantitativi di carburante predefiniti” e senza costi aggiuntivi per le gestioni stesse. Iniziativa che porta a compimento una tematica centrale (quella delle dilazioni) dell’accordo emergenziale del 20 marzo, prorogato a fine maggio, dandogli uno strumento operativo con la partnership bancaria che allora non c’era ancora.

Certo non si tratta della bacchetta magica che può risolvere la crisi strutturale delle gestioni (quella che viene da lontano, per intenderci, e che riguarda la criticità dei contratti, dei prezzi e del ruolo del tutto anomalo del gestore nel mercato), né l’attuale congiuntura, i cui effetti hanno compromesso il conto economico sotto il peso di margini insufficienti ed ora di erogati crollati.

Tutte questioni che non possono essere risolte, per la crisi congiunturale, con mezzi ordinari, per quella strutturale, con metodi e strumenti obsoleti che sono chiaramente insufficienti ad offrire prospettive.

Ma ciò non toglie che si tratti, nel caso di ENI, di un segnale da apprezzare, a maggior ragione se paragonato all’inerzia di quanti sembrano del tutto essere disinteressati al mantenimento del servizio alla mobilità di cittadini ed attività economiche ed alla salvaguardia delle piccole imprese e di posti di lavoro.

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