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La gavetta in ufficio al tempo del Covid

Viste le limitazioni per bar e ristoranti, più di un italiano su due ha ripreso questa antica abitudine

La gavetta in ufficio al tempo del Covid
13 Novembre 2020 ore 08:23

La gavetta in ufficio, un grande ritorno al tempo del Covid. Più di un italiano su due (53%) hanno ripresa questa antica abitudine. A spingerla sono le nuove limitazioni che stravolgono la pausa pranzo per le chiusure dei locali. Ma anche i timori del contagio, la necessità di evitare assembramenti ma anche la voglia di risparmio in un momento di incertezza economica. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto sul suo sito da Coldiretti, su come sono cambiati i comportamenti negli uffici con la risalita dei contagi.

La gavetta in ufficio

Se oltre la metà dei dipendenti si porta il pranzo per consumarlo sul posto di lavoro a distanza di sicurezza dai colleghi, un altro 27% va a casa a mangiare. Mentre un 2% si fa consegnare il cibo direttamente in ufficio e un ulteriore 5% va a prenderlo d’asporto. Appena il 4% delle persone approfitta della mensa aziendale. E solo il 9% si reca nei bar e ristoranti nelle regioni in cui sono ancora aperti. Una tendenza che fotografa il momento di difficoltà vissuto dalla ristorazione con le limitazioni che hanno provocato un crack da 41 miliardi per l’intero 2020 stimato da Coldiretti su dati Ismea, a causa del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa provocati dall’emergenza coronavirus.

Limitazioni e smart working

A pesare infatti non sono sole le chiusure obbligatorie e le limitazioni di orario. Ma anche il forte ridimensionamento della clientela durante la giornata per l’estensione dello smart working e il crollo del turismo. A causa della pandemia i consumi extradomestici per colazioni, pranzi e cene fuori casa sono stimati in calo del 48%. Con un drammatico effetto negativo a valanga sull’intera filiera agroalimentare per mancati acquisti di cibi e bevande, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dai formaggi ai salumi, dalla frutta alla verdura.

Il crollo dei pasti fuori casa

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani per un totale di 85 miliardi di euro. Nell’attività di ristorazione sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola. Ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro

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