Dottor Mondini, come è cambiata la sua vita da quando non è più sindaco?
La mia vita è cambiata totalmente, forse un po’ egoisticamente mi verrebbe di dire che è cambiata in meglio, perché non sento più il peso della responsabilità della gestione di una città dalle mille problematiche.
Oggi la vivo da semplice cittadino e ho la possibilità di dedicare maggior tempo ai miei nipoti, che durante i dieci anni di amministrazione sono cresciuti. Questo non vuol dire però che io non mi stia interessando a quella che è la vita della mia città; naturalmente dopo essere stato sindaco non puoi chiudere del tutto con la città e quindi una finestra è sempre aperta, anche per vedere quali sono i risultati che nel tempo la tua azione ha portato.
Anche perché la Civica prosegue…
Esatto, l’attività del gruppo prosegue e quindi quando capita qualche suggerimento e qualche consiglio lo do molto volentieri.
Un po’ le manca il ruolo da sindaco?
Non lo rimpiango, onestamente non sono uno che una volta conquistata la poltrona, come si suol dire, non la lascia più, non fa parte del mio atteggiamento. E’ altrettanto vero che l’esperienza di sindaco è una delle più importanti della mia vita, perché ti permette di entrare nel profondo dei problemi, soprattutto quelli dei tuoi cittadini, ti dà la possibilità di incidere e cambiare i modi di fare, cambiare alcuni comportamenti e ti dà la possibilità di vedere che con le tue scelte riesci a migliorare la qualità di vita della città.
Quando si è appassionato alla politica e all’amministrazione?
Mi ha sempre appassionato interessarmi alla vita amministrativa e alla vita della mia comunità, fin da giovane. Ma devo essere sincero, mio padre, nativo di Gianico, è stato un uomo fondamentale all’interno della vita della comunità, ha aiutato molto le persone a migliorare il paese e quindi il suo esempio ha inciso molto nella mia vita.
Cosa ricorda del 7 maggio 2012, quando è entrato per la prima volta in Municipio da sindaco?
Ero tranquillo e sereno e questo atteggiamento aveva sbalordito un po’ tutti. Ero sereno perché venivo da un lungo percorso fatto con la Civica e prima ancora con ‘Le nuove arche’ fatto di ascolto, di confronto e riunioni che mi hanno permesso di avere delle idee chiare di ciò che avremmo voluto fare, di quale fosse la visione della città, le priorità su cui puntare e dove arrivare. Affrontare per la prima volta da sindaco una città complessa e variegata ha creato senza dubbio un po’ di apprensione, mi sono chiesto: sarò in grado di ricambiare la fiducia dei miei cittadini? Quando sono stato eletto sindaco, stavo dirigendo una struttura ospedaliera complessa e quell’esperienza mi aveva dato gli strumenti necessari ad affrontare le problematiche con calma, valutando i processi e trovando soluzioni idonee. Lasciami aggiungere una cosa importante: sapevo di non essere da solo a dirigere la città, potevo contare su una squadra di persone esperte, professionali, un gruppo coeso e preparato.
In quei dieci anni qualcosa è rimasto nel cassetto?
Quando inizi le attività amministrative vorresti risolvere tutti i problemi dei tuoi cittadini e cerchi di portare avanti il programma che hai sottoposto agli elettori e per il quale sei stato eletto, anche perchè credo che non realizzarlo sia una forma di tradimento delle loro aspettative. Sicuramente il programma è il focus di un’amministrazione comunale, poi però pian piano ti scontri con la realtà dei fatti, con la burocrazia, con i problemi economici e con gli imprevisti. Devo essere sincero, il tema che rimpiango di non essere riuscito a risolvere, pur mettendoci tempo e impegno, è il turismo, uno dei capisaldi su cui si basa la città oltre al commercio. Di certo negli anni il modo di fare turismo termale era totalmente cambiato, era quindi necessario trovare delle alternative, ed era necessario che tutti, dall’amministratore al cittadino, mettesse in campo la volontà di rimettersi in gioco, quindi lavorare tutti per un unico obiettivo cercando strumenti nuovi, con una nuova formazione che consentisse di cambiare il volto della città, migliorare l’ambiente, le Terme, la viabilità, il verde e la sicurezza. Proprio quando stavamo lavorando su tutto ciò, è arrivato il Covid, che ci ha obbligato a cambiare le priorità.
Se dovesse scegliere un’opera, materiale o immateriale, che definisce i suoi dieci anni di amministrazione, quale sarebbe?
Una delle iniziative di cui sono orgoglioso, e di questo devo ringraziare i lavori delle mie assessore al Sociale, è l’istituzione del centro antiviolenza sulle donne, un tema che fino ad alcuni anni fa era poco conosciuto. Credo che con il tempo e la presenza del centro questo tema sia stato affrontato per trovare delle soluzioni, magari non definitive, ad un mondo fatto di paure e vergogne e ha consentito un salto di mentalità aiutando molte donne ad uscire da situazioni di soprusi e di sudditanza. E’ compito di un’amministrazione creare le condizioni perché crescano e migliorino i servizi e si creino posti di lavoro, ma è fondamentale anche trasmettere valori all’interno della propria comunità.
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