Questa è la storia di un ragazzo (nato nel 1950) che vive fino a 14 anni in cascina, alla periferia di Milano, che scappa in Inghilterra per sfuggire alla noia di vivere, che incontra casualmente Dario Fo, che torna a Milano ospite in casa del futuro premio Nobel (e lì tra l’altro conosce la famiglia Bigoni e ricorda la figlia Laura che sarà uccisa a Clusone), che un giorno ad Alcatraz, in Umbria, un pomeriggio, fa una paternale a un gruppo di ragazzi (ospiti della famiglia Fo per una scuola di teatro) che litigano per banalità sportive e la paternale diventa involontariamente un pezzo di teatro sulla fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e il bambino Gesù.
Da lì parte il vero “mestiere” di Mario Pirovano, oggi la voce di Dario Fo e Franca Rame, del loro teatro. Ma ripartiamo dall’inizio. «Sono cresciuto a Pregnana Milanese, così chiamata perché nel Medioevo era una stazione di monta e “pregna” vuol dire gravida. Io sono stato adottato a un anno da questi due signori con la complicità del parroco del paese. Hai presente la cascina dell’Albero degli Zoccoli, era così. Mio padre adottivo era sordomuto dalla nascita e non potendo lavorare nei campi, faceva il calzolaio. Sì, ho fatto le scuole fino alla quinta, tra l’altro l’ho anche ripetuta, loro si sforzavano di insegnarci l’italiano ma la nostra lingua era il dialetto. Ma a scuola io ero negato, i maestri hanno detto a mia madre, guardi che suo figlio ‘l gà adòss l’argent vif, ha l’argento vivo addosso e allora mi ha lasciato andare a bottega ed è stata la mia fortuna. Era una bottega di elettrodomestici. Mia madre aveva comprato, a rate, un frigorifero Indesit, te li ricordi? 55 mila lire. E quello ha chiesto a mia madre di mandarmi da lui a bottega, cambiavo le resistenze dei ferri da stiro. Quando ho portato a casa le prime 500 lire, dagli occhi di mia madre ho capito che avevo fattoi una cosa importante. Lì ci sono stato qualche mese, poi ho cambiato un sacco di lavori, fai conto che a 14 anni ho avuto il primo libretto di lavoro, dove mia madre andava a pagare e incollava le “marche” e sono venute buone per la pensione».
FUGA A LONDRA
Ma un certo punto scappi in Inghilterra…
«Ma proprio perché a un certo punto non vedevo alternative per una vita che era lavoro, vita di paese, soliti amici, il solito giro, le solite vacanze… era una noia, anche se a quel punto facevo un lavoro interessante, facevo impianti di aria condizionata, la ditta in cui lavoravo era stata chiamata a Cagliari a fare l’impianto per l’Upim. Ed è stata la prima volta che ho preso l’aereo, un apparecchio ad elica, a Linate…».
E cosa è scattato per farti partire?
È scattato per un fatto apparentemente banale. Eravamo tornati dalle vacanze, da Iesolo, con le tende e la compagnia. Una sera siamo lì fuori dal bar a chiacchierare e sento questi qua che dicono ma dove andiamo per le vacanze di Natale? Mi sono sentito perduto, non so come spiegarmi, mi sono detto, qui non c’è niente, lavoro, bar, vacanze, Natale, Pasqua, matrimonio, figli, famiglia… no, devo uscire da questa cosa. Veramente ci fu anche una concausa, avevo una fidanzatina che improvvisamente mi aveva lasciato e allora ho deciso, le prossime vacanze non le faccio più a Iesolo, ma da un’altra parte. Ho preso un biglietto del treno, avevo letto una pubblicità su L’Espresso, vacanze a Londra in famiglia quindici giorni. Avevo 24 anni. E sono partito…
ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO DI ARABERARA VALCAMONICA IN EDICOLA DALL’11 SETTEMBRE
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Intervista a Mario Pirovano: “Ero in fuga a Londra. Ho vissuto 25 anni con Dario Fo. Racconto il suo e il mio San Francesco”