Ottobre rosa/2

La dottoressa Nadia Pasinetti, dalla Radioterapia alla candidatura a presidente di Andos: “Non dimentico mai che di fronte a me c’è un essere umano e la cura deve passare da lì”

La dottoressa Nadia Pasinetti, dalla Radioterapia alla candidatura a presidente di Andos: “Non dimentico mai che di fronte a me c’è un essere umano e la cura deve passare da lì”
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Ottobre è il mese in rosa e come ogni anno torniamo a parlare di tumore al seno e di prevenzione. Stavolta lo facciamo con una figura nuova, che conosce la realtà del comitato A.N.D.O.S di Vallecamonica Sebino da vicino ed è stata proposta dall’attuale presidente Fulvia Glisenti come suo successore alle prossime elezioni di gennaio. Lei è Nadia Pasinetti, direttore della Struttura complessa di Radioterapia oncologica dell’Ospedale di Esine e referente Breast Unit Valcamonica.
“In Asst Vallecamonica – racconta – sono arrivata a giugno del 2018, prima lavoravo agli Spedali Civili e dalla radioterapia a Brescia mi sono spostata a Esine dove ho assunto il ruolo di responsabile di quello che ai tempi era un servizio visto che non esisteva un reparto vero e proprio. Da lì c’è stato tutto un percorso che ha portato a definire in maniera più strutturata le responsabilità e i ruoli e tutti quei meccanismi che servono a far nascere e crescere un reparto.
Nel 2023 è stata creata la struttura complessa di radioterapia e dal settembre del 2023, dopo il concorso, ne sono diventata direttore”.
Sei è camuna, quindi questo per te è un ritorno: “Sono nata a Edolo, cresciuta a Fresine di Cevo, dove sono rimasta fino al termine delle superiori e poi mi sono trasferita a Brescia per frequentare l’università. Qui ho fatto anche la scuola di specialità e ho intersecato anche un dottorato in radiobiologia che mi ha portato tra l’Italia e la Francia e ho vissuto a Parigi per due anni. Mi sono dottorata nel 2012 e ho iniziato a lavorare agli Spedali Civili stabilmente fino al mio trasferimento”.
Come è stato rientrare dopo anni in città? “Inizialmente è stato difficile, perché venivo da una struttura estremamente competitiva, molto moderna anche in termini di macchinari, si faceva ricerca ed era un ambiente molto dinamico e io stessa, essendo stata per anni all’estero avevo un background di quel tipo, ed essere calata qui all’inizio è stato come essere chiusa in una gabbia. E’ stata una scelta sofferta, però mi sono resa conto che questo non significava retrocedere, non ero in un luogo in cui potevo fare e dare meno, ma anzi il mio essere qui doveva creare il presupposto per far crescere questo posto essendo sempre più propositiva e attiva”.
C’è un motivo per cui ti sei avvicinata a questo campo? “Purtroppo la mia famiglia è stata segnata dalla malattia in più occasioni e di conseguenza penso che questo abbia pesato tanto nelle mie scelte di vita. D’altro canto anche il fatto di essere in un contesto come quello degli Spedali Civili dove ogni specialista sceglieva una specifica branca di lavoro ed ero soprattutto coinvolta in quello che riguardava la gestione di pazienti con il tumore al seno, ho portato la mia esperienza anche qui”.
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