la calda estate dei sindaci a fine mandato

ARTOGNE - Barbara Bonicelli: “Mio marito è il mio faro. Giocavo a calcio e mamma mi faceva le treccine come Gullit”

ARTOGNE - Barbara Bonicelli: “Mio marito è il mio faro. Giocavo a calcio e mamma mi faceva le treccine come Gullit”
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“Ho dieci minuti di orologio, qui in Comune c’è sempre tanto da fare, sono stata in vacanza qualche giorno e quando si rientra bisogna recuperare”, sorride Barbara Bonicelli. Quel sorriso che si è portata dietro per tutti questi cinque anni e che non passa di certo inosservato.  Classe 1976, tipa tosta, pronta a chiudere il suo primo mandato da sindaco e ancor di più a ripresentarsi in autunno per dare continuità al suo progetto: “Il mio gruppo mi ha chiesto di ricandidarmi e io ho accettato volentieri”.

Il tuo pregio? “Ottimista”. Difetto? “Aspetta, ne ho mille e devo sceglierne uno (ride, ndr). Fammi concentrare un attimo… direi che non dimentico niente, nel bene e nel male intendo, e a volte sarebbe meglio dimenticare! Mi rendo conto che ho le aspettative altre quando condivido un obiettivo con qualcuno e poi arrivano i problemi se non ottengo i risultati che voglio. E poi corro sempre, non do tempo al tempo. Basta così, no?”.

Scuole? “Ho fatto Geometra all’Olivelli a Darfo e tra i miei insegnanti c’era Lino Ravelli che ora è il mio capogruppo, insegnava Costruzioni. Ai tempi era lui sindaco di Artogne e ora ci sono io. Dopo le superiori sono andata all’Università, ho scelto Psicologia a Padova, indirizzo Età Evolutiva e poi mi sono specializzata a Milano. Sono psicoterapeuta e insegnante alla scuola edile a Breno, ora sono in aspettativa perché ho deciso di dedicarmi completamente all’amministrazione. Essendo alla prima esperienza ho voluto essere sempre presente e conoscere tutto”.

Vita privata: “Dal 1993 sono insieme a Roberto, mio marito. Ci conosciamo da sempre, mia mamma mi dice sempre che si vedeva che tra di noi c’era qualcosa già dai tempi in cui frequentavamo il consultorio familiare. E poi ci sono i miei due figli, Ramon, 22 anni, e Rudy che ne ha 17”. Che mamma sei? “Non sono una mamma chioccia, perché voglio che abbiano la loro autonomia e imparino a cercare le soluzioni a tutto ciò che si presenta davanti a loro ovviamente contando sempre sul mio sostegno. Non sono impositiva, mi piace stare al loro fianco, ma insomma, devono arrangiarsi un po’”.

E che moglie sei? “Beh, un disastrino (ride, ndr). Mio marito dovranno farlo santo! Se ci fosse il premio ‘Marito dell’anno’, lo vincerebbe sempre. Devi sapere che come cuoca sono davvero pessima… fosse per me si mangerebbe caffelatte tutte le sere. Quindi a volte cucina lui, che mi aiuta sempre molto, è più bravo di me e ha un’attenzione particolare sul cibo. E poi sopportarmi non è semplice! Io sono una dinamica, non sto ferma un attimo e lui c’è sempre, mi sopporta e mi supporta, è il mio consigliere d’onore, il mio amico per la pelle. Guai se non ci fosse lui! Mi dà una serenità incredibile, se ho qualche problema con lui non riesco a fare nulla. Mi fa sentire sicura, è il mio faro”.

 

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