La voce di Fortunato vibra ancora dall’emozione dall’altra parte del telefono, sono giorni particolari, quelli del saluto di don Antonio Mazzi. Fortunato Pogna da 31 anni è il responsabile di quella comunità Exodus Casa di Enzino a Sonico, nata con don Mazzi.
“L’ho incontrato per la prima volta nel 1995 dopo la morte di Enzino, il ragazzo che aveva aperto la casa. Don Antonio cercava un volontario che proseguisse questo percorso e dopo pochi mesi mi ha dato la responsabilità… la cosa strana, ma io penso sia stato il segno della Provvidenza, è che non mi conosceva, non ha avuto il tempo di chiedere informazioni, mi ha guardato e poi ha detto al suo vice, Franco Taverna, che sarei stato io il responsabile di Sonico. Da lì è nato il progetto straordinario della Casa di Enzino”.
Come descrivi don Mazzi? “Una forza della natura, un profeta… io gli volevo bene e lui mi voleva bene. L’ho visto giovedì sera (il giorno prima della sua morte, ndr) e non avrei mai detto che ci avrebbe lasciato così, stava anche lavorando a nuovi progetti… ecco, questo dimostra quanto fosse grande come uomo. E poi non aveva paura della morte, era stanco ma non era un uomo spaventato perché era alla fine, anzi, era un uomo che, nonostante sapeva di essere alla fine, continuava ad avere in testa progetti per i ragazzi. Don Antonio mi ha cambiato la vita, avevamo un bellissimo rapporto nonostante il mio carattere forte che spesso mi faceva abbandonare le riunioni, lui non mi ha mai abbandonato, si è sempre fidato di me e in questi giorni sto soffrendo perché per me era un padre”.
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l'intervista
Fortunato e l’incontro con don Mazzi 31 anni fa: “Per me è stato come un padre, l’ho salutato il giorno prima che morisse, ‘ciao capo, ci vediamo presto’. Mi aveva donato il rosario di sua madre e…”