Mario, cinque anni dopo il Covid: “Convivo con una malattia irreversibile e ho l’ossigeno giorno e notte, ma sono vivo”

Era il 27 marzo del 2021 quando Mario Rizzi, che compirà 73 anni ad aprile, veniva dimesso dall’ospedale di Esine dopo cinque lunghi mesi di ricovero per il Covid, di cui tre passati in rianimazione, per tornare tra le braccia della sua famiglia, a Piancogno.
E ora che si avvicina il quinto anniversario dallo scoppio della pandemia, abbiamo composto nuovamente il numero di Mario e gli abbiamo chiesto di raccontarci come sono trascorsi questi anni. “Sono qui e per me, credimi, è stato il più bel regalo che potessi ricevere dalla vita”, dice senza esitare. Poi qualche secondo di silenzio e prosegue: “È servita una forte volontà per superare tutto quello che è successo, ma se non ci fossero stati la mia famiglia e gli amici a darmi la forza, forse oggi non saremmo qui a parlarne. Purtroppo tante persone che ho conosciuto non ce l’hanno fatta. Come sto? Partiamo dal fatto che in quei mesi in ospedale continuavano a dire a mia moglie che non sapevano se ce l’avrei fatta. Invece sono qui, con alcune patologie che sono rimaste e con cui ci devo convivere, ma sono vivo”.
Che patologie intendi? “Ho la fibrosi polmonare idiopatica, che è una malattia irreversibile, sono in cura a Brescia e ci convivo con alti e bassi, perché ci sono giorni in cui mi manca il respiro...
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