ottobre rosa

Sabrina e il tumore al seno: “Ho subito tre interventi ma ho sempre visto il bicchiere mezzo pieno”

Sabrina e il tumore al seno: “Ho subito tre interventi ma ho sempre visto il bicchiere mezzo pieno”
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E’ un tiepido pomeriggio di fine settembre, Sabrina ha lasciato alle spalle un’altra seduta di radioterapia e sta tornando a casa, a Corteno Golgi. Sabrina Moranda sta affrontando questo percorso con una forza che non potrei che definire incredibile. Non mi vengono in mente altre parole. Lo percepisco dalla sua voce squillante, dal sorriso che non la abbandona nemmeno un secondo della nostra chiacchierata. Tra me e me penso che non è scontato. Per niente. Tumore al seno, una doccia fredda arrivata più o meno un anno fa, a ottobre, quello che ormai è stato battezzato il mese rosa. Sabrina è un’insegnante alla scuola dell’Infanzia di Edolo e ha 53 anni “compiuti proprio il giorno del secondo intervento”. Lo dice con una leggerenza che anche a me spunta un sorriso.
Come hai scoperto il tumore? “Mi è arrivata la carta dello screening di controllo come succede ogni due anni, l’ho fatto in tutta tranquillità all’ospedale di Edolo. Era la fine di ottobre dell’anno scorso. Dopo dieci giorni mi hanno telefonato e mi hanno chiesto di andare a Esine per fare un ulteriore controllo. Quindi ho fatto la mammografia, l’ecografia e un ago aspirato. Da lì hanno trovato un carcinoma infiltrante lobulare, i medici si sono riuniti, hanno valutato la situazione, io nel frattempo ho fatto la risonanza e un’ulteriore ecografia… sono stata seguita da tutti con molta attenzione, in particolare dal dottor Navarria, lasciamelo dire”.
Non ti sei mai accorta di nulla? “Assolutamente no, ho un seno molto generoso ma non mi sono mai accorta di niente. Quando mi hanno fatto l’ecografia e vedevano un’ombra, io ero tranquilla perché pensavo fosse una traccia della ciste che mi avevano aspirato anni prima… quando poi è tornato l’esito dell’istologico la sentenza era un’altra”.
Come l’hai presa? “E’ stata una doccia fredda, anche perchè io non ho mai fatto una puntura in vita mia e, tanto per dire, le analisi del sangue le faccio sdraiata sul divano di casa! Sono scesa a parlare con il chirurgo senologo, la dottoressa Carrara, che mi ha dato fin da subito tanta fiducia, mi ha spiegato tutta la situazione. All’inizio il tumore sembrava di 3 centimetri ma dopo l’operazione ho scoperto che era molto più allungato e in profondità. Mi hanno comunicato che avrei dovuto subire un intervento e potevo scegliere se stare a Esine oppure rivolgermi ad altre strutture ospedaliere come Milano e Brescia; io ho il terrore degli ospedali e il fatto di stare a Esine mi dava sicurezza, una struttura vicino a casa e vicino alla mia famiglia senza dimenticare che la dottoressa mi ha dato una buona dose di coraggio”.
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