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Alessio, da Darfo al Giappone: “Lavoro per il governo giapponese e non immagino la mia vita via da qui”

Il 28enne ha raccontato la sua passione per il Giappone e la sua professione

Alessio, da Darfo al Giappone: “Lavoro per il governo giapponese e non immagino la mia vita via da qui”
Darfo Boario Terme, 12 Settembre 2020 ore 11:42

“Prova a pensare al Giappone, ecco, qualsiasi cosa tu abbia in mente, è esattamente l’opposto”, Alessio ha il sorriso di chi ha aperto il cassetto dei sogni e passo dopo passo li sta trasformando in realtà. Alessio di cognome fa Vignera, ha 28 anni, è originario di Darfo Boario Terme (anche se è nato a Milano e il suo cognome porta le origini siciliane del papà) e dall’agosto del 2019 vive dall’altra parte del mondo, in Giappone, appunto. Un desiderio che Alessio portava con sé fin da bambino, ma di questo ne parliamo un po’ più in là. Sette ore di fuso orario. Raggiungiamo Alessio con una videochiamata su Skype, è un venerdì, in redazione sono da poco passate le 14. Per raccontare la sua storia partiamo dai banchi di scuola, dove il sogno chiamato Giappone inizia a farsi sempre più nitido: “Non appena finito il liceo classico al Celeri di Lovere mi sono iscritto all’Università Ca’ Foscari a Venezia, dove ho studiato per cinque anni. Ho fatto un bel percorso, prima una tesi sulla dottrina comparata del Fascismo in Giappone, quindi ho tradotto una sorta di introduzione di un testo degli anni Ottanta scritto in giapponese, mentre la tesi magistrale ho fatto tutto quello che riguarda il linguaggio non verbale all’interno della sottotitolazione e tutto ciò che viene espresso con i gesti all’interno di un film di un regista giapponese che è ospite fisso alla Mostra del Cinema di Venezia”.

A catturare il cuore di Alessio è stata però la prima esperienza in terra giapponese…

“Alla fine del primo anno di università sono partito insieme alla mia ragazza di allora, siamo stati vicino a Fukushima, dove c’è stato il disastro del terremoto e dello tsunami, siamo stati a fare volontariato all’interno di un centro per un paio di settimane. È stata un’esperienza molto forte, mi ha rafforzato molto… ho visto delle cose davvero terribili, intere città erano state rase al suolo dall’ondata anomala. Ho fatto molte conoscenze in quelle settimane, persone che hanno perso la casa, i familiari… mi ha toccato a livello di crescita personale e allo stesso tempo è cresciuto anche l’amore per quella terra. Quella era la mia prima esperienza ravvicinata con il Giappone e la sua cultura, molti ne restano scottati, è un mondo completamente diverso. Per me non è stato così, sono tornato a casa ma sarei rimasto ancora per un mese, anche se il lavoro che facevamo era molto pesante, si trattava di andare nei campi, stare con le famiglie delle persone che avevano perso la casa o dei parenti, mi ricordo di un anziano che faceva fatica ad esprimersi… era dovuto al forte trauma che aveva subito e aveva smesso di parlare. Alla fine del secondo anno invece sono stato a Nagoya, dove ho fatto un’esperienza di studio di un mese e mezzo, lì ho approfondito la conoscenza della lingua e della cultura. Quella è stata la prima vera esperienza con la vita e con i ritmi quotidiani del Giappone, anche se studiavo soltanto e quindi ero in un ambiente protetto. Mi sono laureato e il passo successivo è stato quello di trascorrere un anno intero là, così sono volato a Kyoto, l’antica capitale del Giappone, è un po’ il centro storico del paese e della cultura, ci sono più di mille templi… me ne sono completamente innamorato…”

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