Tavernola

Eppur si muove. Quella “enorme frana” è una minaccia da mezzo secolo

Eppur si muove. Quella “enorme frana” è una minaccia da mezzo secolo
Cronaca Bassa Valle, 06 Marzo 2021 ore 10:08

E’ il luglio del 1970, mezzo secolo fa. Tavernola va in cronaca su tutti i quotidiani nazionali. La notizia è che, in località “Squadre”, alle spalle delle cementeria, si è aperto un enorme fronte di frana. L’allargamento improvviso di alcune fessure nel terreno fa temere il peggio. Vengono evacuate le strutture sorte in riva al lago a Montisola e nei paesi rivieraschi bresciani ad est dell’isola. Le accuse ai titolari della cementeria di aver scavato senza badare alle conseguenze si susseguono per tutta estate. Il “bar Squadre” è lesionato irrimediabilmente (e saltando in avanti di mezzo secolo, domenica scorsa ha subito un ennesimo cedimento, anche se la struttura è un rudere).

Il movimento franoso, torniamo al 1970, ha fatto abbassare di un metro la strada Vigolo-Parzanica. Si installano impianti al tempo “sofisticati” che dovrebbero mettere eventualmente in allarme per eventuali tempestive evacuazioni.

La frana è “attiva”

Come succede per i vulcani, la frana è tornata “attiva”. Dal 1970 era rimasta pressoché ferma, fino alle scorse settimane. Secondo una versione sarebbe stata una leggera scossa di terremoto registrata appunto due settimane fa (epicentro Viadanica, di là dal Colle del Giogo che fa da confine tra Tavernola e Viadanica) a far “muovere” l’enorme massa che minaccia di riversarsi nel lago provocando quello che viene temuto come un tsunami sulla riva bresciana (con temuto ritorno su quella bergamasca dopo aver colpito la riva opposta).

Secondo gli esperti sarebbe di 1 milione e mezzo il materiale che potrebbe “scivolare” nel lago. E anche qui il timore è che non si tratti di un lento “scivolamento” ma di un crollo improvviso e totale che farebbe la... differenza nelle conseguenze.

Cementificio chiuso (per sempre?)

Nel frattempo il cementificio è chiuso. E anche qui si apre il fronte delle discussioni: quel complesso industriale al centro delle polemiche negli ultimi anni, “colpevole” della stessa minaccia di frana (ma nei lunghi decenni del secolo scorso), adesso è inattivo.

Legambiente del Basso Sebino, con il presidente del Circolo di zona Dario Balotta, auspica la sua chiusura definitiva: “L’instabilità del versante di Tavernola Bergamasca causata dalle attività estrattive ed edificatrici dell’uomo, ripropone con forza il tema dello sfruttamento intensivo del territorio e della sicurezza dei cittadini di Tavernola. Compresi quelli di Monteisola della sponda est che in caso di rotolamento dell’incombente frana potrebbe causare un’ondata capace di travolgere le abitazioni dei residenti di Siviano Porto ora prontamente evacuati. Lo sfruttamento delle cave di marna per le attività del cementificio e la selvaggia edificazione di Parzanica hanno compromesso un’intera porzione di territorio. Una massa di rocce e materiali terrosi quantificata in un milione di metri cubi potrebbe staccarsi dal Monte Saresano mettendo a rischio l’abitato e l’incolumità dei cittadini. Chiuse anche le strade, chiuso il Cementificio, sospese le attività di cava, isolato il comune di Parzanica. Dopo l’emergenza, sono al lavoro anche i tecnici della Bicocca e il radar di Stromboli, bisogna tornare alla normalità con un piano di riassetto e di prevenzione del territorio, la fine delle estrazioni e conseguentemente la chiusura del cementificio causa primaria di questa situazione”.

Il professor Nicola Casagli dopo il sopralluogo: “Situazione sotto controllo”

Per gentile concessione di Bergamonews riportiamo l’intervista al Prof. Nicola Casagli dopo il sopralluogo della zona franosa di Tavernola.

di Lorenzo Catania

“Più lo scenario è grave e più è improbabile che si verifichi. Man mano che lo scenario si aggrava i segni precursori diventano più evidenti e quindi più facilmente analizzabili. Al momento ci troviamo in stato di ‘attenzione’, lo stadio più basso. Però in casi come questo non si può ragionare pensando all’evento più favorevole”.

A pronunciare queste parole, in un’intervista a Bergamonews, è stato il Professor Nicola Casagli, l’esperto del Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze chiamato ad ispezionare la frana in corso a Tavernola Bergamasca.

Professore ordinario di Geologia applicata all’ateneo fiorentino, Casagli è specializzato in rischi geologici, instabilità del terreno e tecnologie di monitoraggio. Sabato 27 febbraio ha effettuato un sopralluogo sia in elicottero che sul posto per valutare le condizioni del Monte Saresano. Dalle sue parole emergono l’attenzione sì, la precauzione anche, ma pure una grande dose di competenza e di realismo nel delineare gli scenari che da qui in avanti si prospettano. Facciamo il punto.

Gli ultimi dati mostrano che la frana si sta muovendo con una velocità costante compresa fra i 5 millimetri e i 2 centimetri al giorno e che in totale è rappresentata da un volume di circa 1,5 milioni di metri cubi di roccia. Gli sviluppi possibili della frana invece, secondo il geologo, sono tre: “L’evento meno favorevole, e anche quello più improbabile, è che la frana subisca un’accelerazione continuando la sua discesa. La seconda opzione è che potrebbe proseguire nel suo movimento a velocità costante. Infine l’evento più favorevole, e il più probabile, è che la velocità del moto diminuisca, fino ad arrestarsi”.

Negli ultimi giorni l’effetto più temuto della frana, specialmente dagli abitanti di Montisola e della sponda bresciana del lago, è la cosiddetta onda anomala. È un evento che non si può escludere, ma su questo fronte Casagli tiene a fare una precisazione: “Se dovesse esserci un collasso generalizzato non è assolutamente detto che la frana finisca nel lago, anzi la cosa più probabile è che non ci finisca proprio, o che ci finisca solo in piccola parte”.