Cedegolo

Giovanna, che vendeva le bombole, fermata dalla SLA

“Aveva detto di non voler fare la tracheostomia, se fosse arrivato quel momento avrebbe scelto di morire: poi ha scelto di farla”.

Giovanna, che vendeva le bombole, fermata dalla SLA
Cronaca Media Valle, 08 Gennaio 2021 ore 09:59

74 anni festeggiati da pochi giorni. Un uragano di vita che ha perso tutta la forza del proprio corpo ma non quella del proprio animo. Bloccata a letto dalla SLA. Lei che è sempre stata attiva su mille fronti. Sempre pronta a correre soprattutto quando qualcuno aveva bisogno.

Giovanna Bernardi è originaria di Berzo ma vive a Cedegolo dall’aprile del 1969, quando si è sposata con Attilio Romelli.

“Sono venuti ad abitare qui perché mio papà aveva una ferramenta e un bar insieme ai suoi fratelli e a sua sorella – inizia a raccontare la figlia Nadia -, lei ha iniziato a lavorare nel bar, poi hanno preso loro la ferramenta e lei ha lavorato lì finché è stata in grado di camminare”.

La principale attività di Giovanna sul lavoro, che l’ha resa celebre in paese, era la vendita delle bombole. “Era famosa per quello: girava a maniche corte in pieno inverno con delle bombole gigantesche sulle spalle”.

Ma la sua grande attività non era limitata al lavoro. Oltre alla forza delle braccia, Giovanna ha sempre avuto una grande sensibilità nel cuore. Che l’ha portata a dedicarsi in mille modi a chi aveva bisogno vicino a lei. “Io la chiamavo ‘Madre Teresa di Calcutta’ – sorride Nadia - Se c’era qualcuno che in paese aveva bisogno, lei andava da tutti, in particolare dagli anziani che erano soli. Pensa che in paese c’era un vecchio fotografo ammalato e quando lei faceva la minestra per noi ne preparava sempre anche per lui, poi mandava me a portare il pentolino per lui. Ha sempre aiutato tutti”.

Un amore che lascia il segno. “Quando oggi qualcuno mi chiede di cosa ho bisogno, io rispondo che avrei bisogno proprio di una Giovanna – sorride Nadia con gli occhi lucidi -, ma è lei che ha bisogno di noi. Ha aiutato finché ha potuto anche mia nonna, che è morta nel 2015. Fino all’ultimo, finché riusciva a scendere le scale, tutte le sere andava da mia nonna a Demo: sono in sette fratelli ma è sempre stata lei che ha fatto di tutto”.

Una donna mai ferma. Che inizia però ad avvertire qualche problema all’inizio del 2012. “Cominciava ad inciamparsi e cadere mentre camminava, faceva fatica a fare le cose normali: è stato molto difficile da accettare per lei, donna dinamica e sempre attiva”.

La situazione peggiora all’inizio dell’anno successivo. “Faceva le scale tre volte e la quarta non aveva più la forza; doveva attaccarsi al tavolo per riuscire ad alzarsi dalla sedia. Dato che portava delle bombole pesanti sulle spalle, siamo andati a Esine a incontrare i neurochirurghi, pensando che si trattasse di problemi di schiena. Infatti ci hanno indicato di usare il busto e le hanno dato delle punture per la schiena. Le hanno fatto tutti gli esami possibili e immaginabili. Lei cominciava ad avere sempre meno forza e dimagriva sempre più, ma gli esami erano tutti perfetti”.

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