Rogno

Maria e quella passione per i cappelli

Dalla Valle alla città: “Passavo tutti i giorni davanti alla storica cappelleria di Brescia, me ne sono innamorata e ora li produco…”.

Maria e quella passione per i cappelli
Cronaca Bassa Valle, 07 Novembre 2020 ore 12:28

Maria, che di cognome fa Grassi, è un fiume in piena. L’entusiasmo si sente nelle sue parole e, anche se siamo dall’altra parte del telefono, siamo certi si legga nei suoi occhi. Maria ha 25 anni, è originaria di Rogno, ma l’Università e ora il suo lavoro da insegnante della scuola primaria l’hanno portata in città, a Brescia.

È proprio da qui che partiamo… “Mi sono laureata a febbraio di quest’anno e ho iniziato ad insegnare, una mia grande passione. E poi – perché è questo che di Maria ci ha incuriosito – su commissione realizzo cappelli, anche se per il momento è un lavoro saltuario. E sai, credo che tra le due cose ci sia un nesso… per entrambi ci vuole tempo e molta pazienza (sorride, ndr). Sono gli ingredienti base dell’apprendimento e della creazione di una cosa materiale”.

Riavvolgiamo il nastro, per Maria un cappello è… “Sicuramente un accessorio che mi è sempre piaciuto, che ho sempre indossato anche senza conoscere il procedimento della sua realizzazione… sì, insomma, entravo nei negozi, li guardavo e acquistavo quelli di forme e colori che mi piacevano di più, ma spesso erano di bassa qualità, non sapevo ancora cosa ci fosse in realtà dietro un cappello”.

Quella che fa battere il cuore di Maria è una passione che in fondo c’è sempre stata… “Ricordo ancora la prima volta che sono rimasta colpita da un cappello, ero al liceo, un giorno è entrato il professore di italiano, siamo rimasti colpiti, lo portavano in pochi, lui dev’essersi accorto dei nostri sguardi stupiti e ci ha detto che lo usava per tenere ferme le idee! E questo è diventato un po’ anche il mio motto. Una volta, poi, ho visto un film di Ugo Tognazzi, in bianco e nero, si intitolava ‘Il magnifico cornuto’, era stato girato nella Brescia di fine Ottocento, e ricordo una battuta che mi è rimasta impressa, diceva che il cappello protegge dal sole, dalla pioggia, dalle tegole e dal raffreddore ed evita la calvizie e se non le evita… le nasconde (ride, ndr). La vera scintilla però è arrivata tre anni fa mi sono trasferita a Brescia per l’università, la mattina prima di andare a lezione passavo davanti all’ultima cappelleria rimasta a Brescia”.

LEGGI L’ARTICOLO SUL NUMERO DEL 6 NOVEMBRE

Top News
Glocal News
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità