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Mario e il ritorno a casa dopo cinque mesi di ricovero per Covid

“Per due mesi non sono stato cosciente, ho avuto paura di morire, sarà lunga, ma sono qui”.

Mario e il ritorno a casa dopo cinque mesi di ricovero per Covid
Cronaca Bassa Valle, 02 Aprile 2021 ore 10:50

A raccontare la storia di Mario Rizzi partiamo dalla fine, dal lieto fine. Sì, perché Mario (69 anni il 20 aprile) è tornato nella sua casa di Piancogno, tra le braccia della sua famiglia, la moglie Melita e il figlio Mattia, dopo cinque mesi infiniti di ricovero in ospedale a Esine. Covid. Quel Covid che ti prende e ti butta per terra, che ti cambia per sempre, dentro e fuori. Mario sorride quando ripensa al giorno delle dimissioni, sabato 27 marzo, il rientro a casa è stato di quelli speciali davvero: “Non ci credevo, quando sono arrivato e c’erano la mia famiglia e i vicini ad aspettarmi”.

Già, perché quando la sua auto è entrata nel cortile di casa e Mattia è corso ad abbracciarlo, quello è stato il regalo più bello. Applausi, sguardi emozionati, sorrisi nascosti dietro le mascherine, palloncini colorati, striscioni che valgono l’abbraccio più sincero, quel gesto che oggi non ci è concesso: “Finalmente a casa”, “Bentornato guerriero”. Eh sì, perché bisogna essere guerrieri per sbattere la porta in faccia a questo nemico subdolo e invisibile. “Non me l’aspettavo proprio un’accoglienza così (nel video pubblicato sui social si vedono anche i vicini affacciati alle finestre, ndr), mi dicono che me la sono meritata, ma sono io che devo ringraziare tutti loro per essermi stati vicini ogni giorno, per avermi aiutato con il loro supporto a superare questo periodo così difficile, per le parole di forza che mi arrivavano quotidianamente. Devo ringraziare anche i medici, gli infermieri e gli operatori, per la loro abnegazione al lavoro, perché sono stati un punto di riferimento, non hanno mai mollato. Mi hanno salvato la vita, l’ho detto anche alle infermiere che mi hanno salutato emozionate quando sono stato dimesso. Sono stati cinque mesi tosti e tutti devono capire che è importante rispettare le regole, non auguro a nessuno di provare sulla propria pelle quello che è successo a me. Io grazie a Dio sono ancora qui e posso raccontare la mia esperienza, ne sono uscito grazie anche alla forza che mi ha sempre dato la mia famiglia, i medici, il Dottor Pasqua, che è stato il primo a vedermi e mi ha preso per i capelli”.

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