Il Caso

Papillon divide le valli. La Lav impugna l’ordine di cattura. Coldiretti: “Troppo pericoloso”

L'orso chiamato Papillon e le diverse prese di posizioni sulla sua cattura

Papillon divide le valli. La Lav impugna l’ordine di cattura. Coldiretti: “Troppo pericoloso”
Alta Valle, 14 Settembre 2020 ore 10:58

Alla fine lo hanno catturato, ora è in gabbia, ma Papillon in quella gabbia non sa che fuori da lì, buona parte degli ‘umani’ fa il tifo per lui, che se ne è andato nel suo mondo, nei boschi, a respirare libertà, a fare il casino che chi è come lui fa perché ce l’ha nel dna. Papillon ora è rinchiuso in una gabbia e fuori ci si divive in favorevoli e contrari, e qui riportiamo pareri diversi. E poi la sua…voce, ‘raccolta’ da Paola Mastracola giornalista della Stampa, che si è messa nei ‘panni’ o meglio nella pelle di Papillon e ha raccontato quello che gli sta succedendo, il suo mondo. E intanto a dargli manforte alla la Lav, la Lega Antivivisezione che sta per impugnare l’ordinanza di cattura di JJ4, probabilmente madre di alcuni cuccioli, firmata dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti.“Mentre il Tar di Trento il 31 luglio scorso sospendeva l’efficacia della sua ordinanza di abbattimento dell’orsa JJ4, Fugatti già meditava un’altra mossa ai danni del plantigrado e dei suoi cuccioli. L’11 agosto ha firmato un’ordinanza con la quale decreta la cattura dell’orsa e la “captivazione permanente presso il recinto del Casteller”.Fugatti dimostra con questa ulteriore ordinanza di essere nemico dei grandi mammiferi e sordo all’invito dello stesso Tar a collaborare con il Ministero dell’Ambiente, essendo“la fauna stessa patrimonio indisponibile dello Stato (ex art. 1 della legge n. 157/92)”.In questo grave contesto di attacco agli orsi del Trentino a colpi di mandati di cattura e di abbattimento da parte della Provincia di Trento, chiediamo al ministro Costa di voler presentare ricorso al Tar per questa ulteriore ordinanza del presidente Fugatti su JJ4 per violazione di tutte le norme nazionali e internazionali .- dichiarano le due associazioni -. La gestione della fauna selvatica non può prescindere dalla presenza dello Stato, unico vero tutore della biodiversità nel nostro Paese.L’Oipa e l’Enpa, da parte loro, continueranno a lottare nelle opportune sedi legali contro la gestione dei grandi mammiferi e del Progetto Life Ursus da parte del presidente Fugatti, gestione tutta strumentale ed “elettorale”. Occorre, al contrario, mettere in atto una gestione della fauna selvatica basata su principi scientifici e sulla sacrosanta esigenza di dover seguire la strada, l’unica possibile, della leale convivenza tra uomo e animali selvatici“, è la conclusione di Oipa ed Enpa. Di parere opposto la Coldiretti: “La cattura fa tirare un sospiro di sollievo a chi vive la montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività, responsabile da solo del 30% dei danni provocati dagli orsi presenti in Trentino“.E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al “fermo” dell’orso M49 nella zona del Lagorai da parte degli uomini del Corpo forestale del Trentino. L’orso M49 – sottolinea la Coldiretti – è stato protagonista nel 2019 di 44 incursioni, tra stalle (26 casi), alveari (11 casi) e persino abitazioni (sette casi) e ha sbranato 13 mucche, sette cavalli, 17 pecore e capre e tre galline, oltre a ferire altri animali, secondo l’analisi dei dati della Provincia di Trento. Una situazione che ha provocato ansie e paura con la necessità di garantire la sicurezza dei turisti e amanti della montagna ma anche degli agricoltori e delle loro famiglie per evitare la fuga e l’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe presenti, con danni economici ed ambientali incalcolabili. “Un caso che rappresenta la punta dell’iceberg di una situazione fuori controllo dove la resistenza di chi lavora e vive sul territorio – denuncia Coldiretti – è ormai al limite per il proliferare dei grandi predatori con almeno 82 orsi e 13 branchi di lupi che rappresentano un grave rischio non solo per l’incolumità delle persone ma anche per le attività economiche alle prese con una difficile ripartenza dopo l’emergenza coronavirus. Negli ultimi anni si è reso così necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. Agli animali uccisi si aggiungono peraltro i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti nei capi sopravvissuti. Le misure di contenimento sono necessarie per non lasciar morire i pascoli, evitare lo spopolamento e difendere il lavoro anche dei tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane e garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni”. Insomma, mentre ci si divide tra favorevoli e contrari Papillon resta in gabbia.

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