IL PERSONAGGIO

L’ultimo suono di Campana, il “Preside” del Liceo

L’ultimo suono di Campana, il “Preside” del Liceo
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“Preside, non dirigente scolastico, mi raccomando”. Giambattista Campana ci tiene a precisarlo.

Un incarico che ha svolto a Milano, Casazza, Pisogne e Lovere.

 E ha concluso da poche settimane. Ma anche sulla pensione ci tiene ad una precisazione:

“Non è un traguardo raggiunto, ma solo un dato amministrativo. Per me non c’è un prima e un dopo”.

 La passione e la competenza con cui ha lavorato in questi anni hanno lasciato il segno negli istituti che ha diretto.

 E anche in lui. E la traccia del suo lavoro non può essere recisa dal pensionamento. Una formazione in ambito pedagogico e una visione pedagogica ambiziosa e rivoluzionaria da cui sono scaturiti progetti a non finire.

All’inizio della vita di Campana c’è un’infanzia… itinerante.

Nato in Valsaviore

“Sono nato in un paesino della Valsaviore, Cevo, il 26 agosto del ’59 – inizia a raccontare riavvolgendo con il sorriso il nastro dei ricordi -. I miei genitori si spostavano per lavoro, così ho fatto l’asilo in Svizzera, nel Canton Vallese, la prima elementare a Cedegolo, poi metà della seconda a Darfo, dove i miei si erano trasferiti per prelevare un’attività commerciale. La scuola elementare all’epoca era prima del ponte, in una struttura ora è in disuso”.

 I passaggi non sono tutti semplici.

“A Cedegolo avevo tutti 10, a Darfo quasi tutti 4. E ho preso anche qualche zero nei dettati... – sorride -. Avevo un maestro molto bravo, con la bacchetta. Si usava la stilografica. Per la terza elementare sono tornato a Cevo, dove mamma e papà si sono spostati per gestire un bar e ristorante”.

Alle scuole medie inizia la frequentazione del convitto di Lovere. Che diventerà un punto fisso per Campana. “Sono entrato al Cesare Battisti nel ’70. Ho fatto la prima media nella struttura dove adesso c’è il liceo, in un’aula da cui vedevo San Giovanni. L’anno successivo hanno aperto la scuola interna al convitto e per la seconda e la terza sono stato lì. Dopo le superiori tra Bergamo e Sondrio sono tornato al convitto come istitutore. La provvidenza ha voluto questa coincidenza: sono partito dal convitto e ho chiuso quest’anno ancora al convitto, con un anno di reggenza. Ma io non ci avevo fatto caso, me l’hanno fatto notare gli altri…”.

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