Durante l’ultima assemblea della Comunità Montana che ha radunato a Breno sindaci e delegati di tutta la valle, si è discusso di acqua, ovvero della proposta di istituzione dell’ambito territoriale di Valle Camonica per la gestione del servizio idrico integrato. Il Politecnico di Milano ha consegnato alla Comunità Montana i suoi studi sulla sostenibilità finanziaria e industriale dell’Ato di Vallecamonica. Ora tutti i Comuni dovranno portare questi documenti in consiglio comunale, poi Regione Lombardia invierà lo studio per ottenere il parere di Arera.
A prendere la parola in apertura di assemblea è stato il presidente di Comunità Montana, Corrado Tomasi: “Si tratta di un argomento che in valle viene discusso da qualche lustro e trova in questa fase un momento cruciale perché qualche anno fa la Regione finalmente ha approvato l’Ato di Vallecamonica, ma per renderlo operativo è fondamentale che la Regione acquisisca il piano economico finanziario che finalmente è arrivato a compimento e il Politecnico di Milano ci ha consegnato; dovrà anche acquisire il parere di Arera, che è l’autorità predisposta al controllo delle tariffe e non solo, e poi con una delibera di giunta darà l’ok non per la legge sull’Ato che già esiste ma per poter far decollare finalmente l’Ato. Questo è fondamentale, perchè i tempi sono maturi e quest’anno o la va o la spacca. Pensare che sia già fatta è sbagliato, perché fino a che non abbiamo ricevuto questo documento non possiamo dire che l’Ato sia esecutivo.
In questi giorni a tutti i sindaci è arrivata una richiesta da parte mia; all’indomani della legge sull’Ato di Regione Lombardia, l’assessorato alla Montagna ci ha chiesto che per far sì che vada in porto sarebbe stato importante, anche se non vincolante, che i Comuni ribadissero che erano d’accordo sulla costituzione dell’Ato. A quel punto la Comunità Montana con il presidente Bonomelli aveva già dato incarico ad un ufficio legale di Roma per redigere un parere che noi ancora oggi conserviamo. Sosteneva che non sarebbe stato necessario e obbligatorio il parere di tutti i Comuni”.
Tomasi si sofferma però su un problema: “11 Comuni su 40 hanno già affidato il servizio ad Acque Bresciane, 29 invece mantengono in house, 20 sono salvaguardati, gli altri vivono in un limbo in attesa di capire cosa succeda. Ora, perché non portare tutte e 40 le delibere a regione e non dare nessun appiglio perché il percorso dell’Ato camuno possa subire ulteriori rallentamenti? Gli 11 Comuni salvaguardati hanno sollevato una serie di problematiche, perché all’interno del piano economico finanziario non sono previsti gli investimenti di quei Comuni per la semplice ragione che il piano economico finanziario è basato sui Comuni che potenzialmente oggi possono entrare nella società unica di gestione che verrà a costituirsi una volta operativo l’Ato. Ad oggi questi Comuni sono all’interno di Acque Bresciane, che ha già un piano economico finanziario per questi Comuni, come prevede la legge ed approvato dall’Ato di Brescia. Abbiamo trovato un punto d’incontro con questi Comuni, ma il punto della discussione è che loro intendono essere salvaguardati anche in futuro. Questi Comuni hanno dato la gestione ad Acque Bresciane fino al 2045, fatto salvo il Comune di Angolo Terme che aveva già dato la gestione ancora prima che nascesse Acque Bresciane. All’interno del piano degli interventi dell’Ato di Brescia sono stati inseriti una serie di investimenti che si aggirano grossomodo negli otto anni su circa 2 milioni all’anno per i comuni della valle. Per gli anni a venire nei piani, che sono verificabili, sono previsti fino al 2045 altri due milioni di euro all’anno.
Questi dati hanno trovato una certa dissonanza rispetto alla scheda che Acque Bresciane ha mandato al Politecnico di Milano dove si parla per gli anni a venire non di 38 ma di oltre 200 milioni di investimenti. (…) Dei comuni affidati non tocca a noi, lo decideranno loro una volta che sarà partito l’Ato di Valle Camonica insieme alla società di gestione cosa intendono fare, se intendono uscire dalla gestione che hanno affidato fino al 2045. Per quelli che usciranno si andrà a riaggiornare il piano. E’ evidente che il piano fatto dal Politecnico di Milano nella sostanza serve alla Regione per dimostrare la sostenibilità dell’Ato stesso, confermando i dati che già la Bocconi aveva anticipato, sostenendo che la tariffa in Valcamonica può essere inferiore rispetto a quella che attualmente c’è all’interno della provincia di Brescia”.
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L’ok dei Comuni all’Ato. I pro e i contro dei sindaci